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#14801 Mondiali 2010 > Italia: medaglia di legno e tanta amarezza Stampa
domenica 10 ottobre 2010

Foto PasqualiGiulia Sampognaro

Serbia-Italia 3-1
(25-21, 25-20, 26-28, 25-19)

Serbia: Kovacevic 8, Janic 1, Petkovic, Terzic, Stankovic 11, Grbic (K) 2, Nikic 8, Miljkovic 23, Starovic, Petrovic, Podrascanin 15, Rosic. All: Igor Kolakovic
Italia: Mastrangelo 7, Marra (L), Parodi 18, Bari (L), Vermiglio 1, Lasko 4, Savani 7, Travica, Fei 12, Birarelli 4, Sala 3, Zaytsev 18. All: Andrea Anastasi
Arbitri: Bela Hobor, Osamu Sakaide
Spettatori: 10808


Il gabbiano azzurro termina qui il suo volo. L’Italia chiude il Mondiale casalingo al quarto posto, sicuramente il miglior risultato degli ultimi anni ma che comunque lascia l’amaro in bocca. Roma sarebbe dovuta essere il palcoscenico di una Nazionale che tornava a vincere, a trionfare; invece ha fatto da sfondo alle uniche due sconfitte azzurre di questo campionato mondiale, le uniche che contano davvero e che hanno mostrato un’Italia frammentata, lunatica e sicuramente non all’altezza delle altre tre semifinaliste.
Veniamo alla cronaca.
E’ un’Italia rilassata e sciolta quella che entra in campo contro la Serbia, che gioca, si diverte e diverte. Ottimo l’avvio con i nostri avanti per 6-1 grazie ad una buona correlazione muro-difesa (ieri completamente assente) e ad un Fei che mette subito a terra due attacchi vincenti. La Serbia invece aspetta il primo tempo tecnico per scaldare i motori e ingranare la marcia giusta; lentamente ma inesorabilmente inizia a recuperare punti e, sul 14-9 per gli azzurri, realizza un break di 6 punti che la porta in vantaggio (15-14). Basta poco all’Italia per mandarla in confusione: un paio di errori di troppo in attacco, un palla recuperata dagli avversari e scende subito a meno 3 (21-18). E’ poi un ace (dubbio) di Miljkovic poi ad assegnare il primo set ai serbi sul punteggio di 25-21.
In avvio le due squadre lottano sostanzialmente alla pari, con un ottimo Marra in seconda linea che fa da pilastro alle conclusioni di Parodi e Savani, mentre nell’altra metà campo Grbic continua a smistare sapientemente tra Miljkovic, Kvacevic e Podrascanin. Avanti di due lunghezze alla prima sospensione tecnica, i serbi riescono a mantenere il medesimo vantaggio anche alla seconda, tentando anche qualche allungo. Lo stacco arriva subito dopo, complice un’Italia incapace di essere incisiva nei momenti giusti e veramente troppo lunatica (18-14); Grbic e compagni fanno il resto. Il 25esimo punto arriva con un muro a uno di Stankovic su Mastrangelo, che manda gli azzurri mestamente in panchina.
E’ una squadra psicologicamente provata e senza molte speranze quella che entra in campo per la terza frazione di gioco: la Serbia comanda a muro, mette a terra più palloni e sostanzialmente spreca meno e, come sempre, in queste condizioni l’Italia soffre. Con i suoi sotto per 8-5, Savani riesce a dare un po’ di fiducia realizzando due ace consecutivi capovolgendo il vantaggio (8-9), ma purtroppo solo momentaneamente. Fei e Savani continuano ad essere protagonisti, purtroppo ora in senso negativo: attacchi sbagliati a ripetizione per loro (17-14) che costringono Anastasi a operare qualche sostituzione. Dentro Sala e Zaytsev al posto rispettivamente di Birarelli e Savani. L’Italia ritrova improvvisamente carica e voglia di giocare: prima arriva il pareggio (20-20) poi il vantaggio (21-20) e il pubblico romano ricomincia a sperare. Si lotta punto a punto; l’Italia ha la palla per chiudere il set (23-24) ma Podrascanin annulla e riporta la Serbia in parità. E’ Zaytsev a far esplodere il Palalottomatica con un servizio bomba in posto 1 che annienta la ricezione serba: 28-26, il terzo set va agli azzurri e sul 2-1 tutto è ancora possibile.
Nel quarto parziale Anastasi conferma i due nuovi entrati ma nella metà campo azzurra sembra essere tornata la confusione: sull’8-5 per gli avversari il ct inserisce Lasko su un inconcludente Fei ma la Serbia continua ad allungare. L’Italia continua a sbagliare attacchi su attacchi e sul 13-5 Anastasi butta giù l’ultima carta a disposizione, tenta un cambio in regia inserendo Travica su Vermiglio. Niente da fare: 16-7 ed è di nuovo buio totale. Non funziona più niente e anche quella voglia di giocare che sembrava essere tornata nel set precedente è svanita nel nulla. Zaytsev è l’unico che si dia da fare, a muro, in attacco, in battuta, è lui, il ‘pulcino’ della squadra a tenere vivo un lumicino di speranza per gli azzurri; ma non basta purtroppo. E’ il solito Miljkovic a chiudere, con un attacco ‘dei suoi’ da posto due, troppo per la nostra difesa. Per l'Italia, ai piedi del podio, la medaglia mondiale è ancora lontana.


 
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