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#14723 Mondiali 2010 – Il Brasile oltre i fischi ed oltre la sofferenza “ceca” Stampa
lunedì 04 ottobre 2010

Foto PasqualiMarco Benedetti

Repubblica Ceca – Brasile 2-3 (20-25/25-22/25-23/21-25/8-15)
Repubblica Ceca: Popelka 4, Konecny P. 14, Holubec, Krystof (L), Hudecek 14, Vesely 5, Bence, Zopletal, Stokr14, Platenik 18, Konecny D., Tichacek 2. All.: Svoboda
Brasile: Rezende 2, Dos Santos, Vissotto 9, Giba, Endres 25, Fabricio Nery 10, Bravo Pereira, Santana 15, Saatkamp 6, Muratati, Amaral 19, Da Silva Pereira. All.: Rezende
Arbitri: Sakaide (JPN) – Sokullu (TUR)

I fischi del Palalottomatica nei confronti del Brasile sono la colonna sonora che accompagna la formazione carioca in questo esordio romano, i fatti di Ancona sono ancora troppo caldi ed i pubblico di Roma non dimentica dando il suo appoggio incondizionato ai rossi di Svoboda. L’avvio è all’insegna dell’equilibrio, tra una bordata di fischi e l’altra la Repubblica Ceca vuole dimostrare che non soffre di timori reverenziali; sono proprio i rossi a cercare il primo strappo dopo la boa della decina sul tabellone. Bruno (Rezende) e compagni non possono permettersi distrazioni, raddoppiando forze ed efficacia; la forza d’urto è impressionante, il tabellone luminoso evidenzia impietosamente il cambio di rotta del parziale, il più quattro è del Brasile in prossimità dell’arrivo. Colpita al cuore la Repubblica Ceca non riesce più a dare la giusta sterzata, Saatkamp manda tutti a dissetarsi. Al rientro Svoboda dà fiducia al capitano Hudecek perdendo in potenza e ed in alternative al solito esplosivo Stokr, almeno all’inizio; il Brasile non fugge, ma martella incessantemente gli avversari sin dal battuta. E’ il punto a punto a caratterizzare il parziale, tra un missile e l’atro dai nove metri. Lo spartiacque risulta essere il secondo time out tecnico, Hudecek infila i colpi che valgono il più tre, Bernardo è costretto ad interrompere il gioco con tutti i time out a disposizione, con il condimento di qualche cambio. Il boato del Palazzo saluta l’errore di Saatkamp che vale il pareggio. Si riparte là dove si è finito, punto a punto le due formazioni si spingono sino al muro di Platenick su Vissotto, che vale il doppio vantaggio ceco al primo time out tecnico; la reazione carioca non si fa attendere, il pareggio è prontamente ristabilito. Bruno sembra perdere la bussola, i compagni verdeoro al seguito, la Repubblica Ceca vola nuovamente a più tre, alla seconda boa. In soccorso carioca arriva la topica del Sig. Sakaide, non supportato dal suo assistente di linea, che non vede una palla recuperata oltre l’asticella, il nuovo pareggio diventa realtà. E’ il campo a ristabilire la verità, Hudecek va a prendere ancora Vissotto, Murilo spara fuori una occasione alla sua portata ed i “rossi” scappano ancora, questa volta definitivamente, è Platenik a chiudere i giochi. L’adrenalina in campo è palpabile, parole e sguardi fluiscono ininterrottamente tra i protagonisti in campo; il Brasile è una belva ferita, ma non riesce ad aggredire gli avversari con i giusti colpi. La formazione carioca, nel quarto parziale, riesce solo a conquistare il minimo vantaggio con Fabbrico Nery al posto di uno spento Vissotto; i cechi lottano per mantenersi sempre in scia, Konecny in testa. La pressione verde oro ottiene i suoi frutti cammin facendo, la Repubblica Ceca accusa qualche colpo a vuoto, un passaggio che si rivela letale per gli uomini di Svoboda e che rinvia tutto al tie break. Adrenalina e fatica gli ingredienti, coraggio ed esperienza le armi necessarie; il Brasile ne ha da vendere, assesta i colpi letali sin dal primo fischio e per la Repubblica si fa buio presto. A nulla serve il colpo di reni che porta i nomi di Konecny e Stokr, il treno è passato e non ritorna più.

 
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